




Era il 24 Dicembre 1970 quando la Walt Disney Company presentò il primo film d'animazione prodotto dopo la morte di Walt Disney. In realtà già "Il Libro della Giungla" era uscito qualche mese dopo la scomparsa di Walt, ma "Gli Aristogatti" fu prodotto interamente senza l'ausilio e la guida del fondatore della factory.

Lo stile
grafico appare asciutto e senza picchi tecnici, ma non è detto che sia una
pecca. Per raccontare la storia di una famigliola di gatti non è richiesto uno
sfoggio particolarmente grande di tecnologia. Inoltre va anche detto che negli
anni '70 lo stile dei cartoon era questo e, anzi, il cinema nella sua interezza
non puntava quasi mai alla grandiosità.
I punti di forza di questa pellicola
sono nella simpatia dei personaggi, nell'intreccio gradevole, nelle musiche
orecchiabili e, quindi, nello stile Disney di sempre che, seppure
inevitabilmente reinterpretato, è sopravvissuto al grande
Walt.

Qualcuno
ritiene che la storia sia ispirata ad un fatto reale accaduto all'inizio del
1900, quando una ricca signora francese lasciò il suo patrimonio ai suoi adorati
gatti, mettendo in secondo piano il fedele maggiordomo. L'uomo, quindi, prese
provvedimenti, ma la cosa non funzionò.
Vera o no che fosse la storia, questo
è in sintesi il racconto de "Gli Aristogatti".
Madame Bonfamille è una ex attrice di teatro che vive sola in una grande casa con la sola compagnia del maggiordomo Edgar e dei suoi gatti: Duchessa e i cuccioli Minou, Bizet e Matisse. La vita scorre tranquilla per tutti fino al giorno in cui Edgar scopre che la padrona di casa pensa di lasciare tutte le sue sostanze a Duchessa e i suoi gattini e che solo alla loro morte lui entrerebbe in possesso del denaro. Il buon maggiordomo, allora, rivela la sua natura avida e mette in atto un piano semplice e diabolico: approfittando della assoluta fiducia che i gatti hanno in lui, somministra loro un potente sonnifero e poi li porta lontano da casa, in un campo dove li abbandona. Ora è lui il solo erede di Madame.

Nonostante uno spiacevole incontro con i cani Napoleone e Lafayette, tutto è filato liscio per Edgar.
Duchessa e
i piccoli sono spaesati e non sanno cosa fare; non sono abituati a vivere per la
strada e non sono sicuri di essere in grado di tornare a casa. Il loro primo
incontro è quello più importante: fanno la conoscenza di "Romeo, er mejo gatto
del Colosseo" che, sotto la scorza di bullo di strada, nasconde un cuore e un
coraggio degni di ammirazione.
Inizialmente Romeo si avvicina attratto
dall'avenenza di Duchessa e la scoperta dei tre cuccioli lo coglie di sorpresa,
ma poi decide di dare una mano (anzi, una zampa) alla famigliola in
difficoltà.
Il quartetto inizia il suo
viaggio tra incontri buffi e guai seri. Divertenti i personaggi di Adelina e
Guendalina, due simpatiche oche che si aggiungeranno al
gruppo.

La strada verso casa è lunga, e quando giunge la notte, i gatti sono ancora solo alla periferia della città. Per fortuna Romeo ha proprio in quella zona il suo... superattico, che divide con un gruppo di amici esperti suonatori di Jazz. Una serata di festa precede una notte di sonno meritato.
All'alba il
viaggio riprende e, questa volta, la meta è vicina. Duchessa, Minou, Bizet e
Matisse arrivano a casa.
Ad accoglierli, però, trovano Edgar che non è
affatto felice di vederli e, anche davanti al dolore di Madame Bonfamille,
l'uomo non indietreggia e le fa credere che non erano i suoi gatti che ha
sentito miagolare.
La donna, sconsolata, si fa da parte
e Edgar cerca di eliminare i gatti spedendoli a Timbuctù. Questa volta, però,
tutti gli animali di casa sanno chi sia in realtà il maggiordomo apparentemente
irreprensibile e partono alla riscossa; Edgar si batte finché può, ma ha contro
un piccolo esercito di gatti, cavalli, topi e chi più ne ha più ne metta. Alla
fine un baule parte davvero per Timbuctù, ma dentro non ci sono i
gatti.

Un film
divertente e gradevole da vedere, una pellicola che col tempo è entrata a pieno
titolo nella categoria dei Classici di Disney e che regala momenti da ricordare.
La canzone che canta Romeo alla sua prima apparizione è divertente e, per
giunta, il gatto si eprime con uno spiccato accento romanesco che lo rende
ancora più simpatico.
Nell'edizione originale Romeo si chiama Thomas O'Malley
ed è di origini irlandesi. La traduzione ha quindi stravolto il personaggio ma,
ormai da decenni, per noi lui è Romeo, er mejo gatto del Colosseo.
