
Le mie origini
Noi gatti siamo comparsi la prima volta
accanto all'uomo quando questi
incominciò a coltivare il grano ed ebbe la
necessità di difendere le proprie
scorte di
frumento dai ratti e dai topi.
Le raffigurazioni di gatti,
che fino ad
oggi sono ritenute le più antiche, provengono da Hacilar in Anatolia (6000
a.C.). Solo di poco più recente è una rappresentazione proveniente da Gerico
(5000 a.C.) che raffigura alcune donne intente a giocare con dei gatti.
Intorno
al 3000 a.C. ebbe inizio la nostra vera, rapida carriera, la nostra
ascesa agli
onori
divini.
I
sacerdoti della dea Bastet dalla testa di leone avevano non
pochi problemi
con gli animali sacri alla loro divinità: infatti i leoni erano
assolutamente inadatti ad essere
addomesticati.
Una leggenda
dell'antico Oriente, narra che allora il leone starnutì e, dalle
sue narici
saltò fuori un piccolo gatto. I primi geroglifici in cui compaiono le
parole
"Gatto - Mint" e "Gatta - Miu" sono databili alla V e VI dinastia
(intorno al 2300 a.C.).
Già
all'inizio del Medio Regno i miei antenati erano
considerati animali
sacri.
Ra, il dio del Sole, era
venerato sotto sembianze feline e la dea Bastet fu promossa al rango di vera e
propria divinità-gatto.
Il culto del
gatto conobbe il suo momento di maggior fulgore durante la XII e la
XIII
dinastia (intorno al 1800 a.C.).
Gli egiziani che visitavano il
tempio di Bastet portavano come offerta oggetti di devozione sotto forma di
piccole figure di gatto in ceramica o bronzo,
inoltre seppellivano i corpi
imbalsamati di noi amatissimi gatti defunti.
Giacevamo
all'interno di piccoli sarcofaghi decorati
ed corredati di
giochi e di cibo per il lungo viaggio nell'aldilà.
In segno di
cordoglio le persone in lutto si rasavano le sopracciglia. Eravamo curati
dai
sacerdoti del tempio e per questi era severissima la punizione nel caso
fossero
accusati
di negligenza nei confronti dei gatti sacri.
Per un Egiziano
facoltoso possedere un gatto era una sorta di
<<Status symbol>>. La nostra
esportazione
era severamente vietata.
In Cina ,
all'epoca del Regno di Mezzo, compare il gatto sacro "Mao" che insieme
a
"Hu", la tigre sacra, difendeva le culture di grano dell'antica Cina. Ma nel
VI secolo cominciò a svilupparsi un culto molto contraddittorio: Mao venne
sostituito da Miao-Kuai, gatto demoniaco il cui compito era quello di
risvegliare i morti.
In Giappone,
con la dottrina buddista, ci trovammo d'un tratto a godere di
un'enorme
considerazione. Ma 200 anni dopo la figura del gatto divenne
"Nekomata", il
demonio che nella notte trasforma la propria coda in serpente,
per questo
tutti i "demoni" ebbero la coda mozzata! Solo nel 1602 fummo
completamente
riabilitati.
In Europa i
miei antenati hanno dovuto sopportare con pazienza una storia piena
di contraddizioni, facendoli rimanere per questo tra
l'inferno e il paradiso.
Presso i Greci e nel
mondo latino, diventammo popolari solo alla fine del I
secolo d.C. Ci
diffondemmo nell'Europa centrale al seguito delle guarnigioni
romane.
Inizialmente eravamo considerati dei giocattoli poi intorno al 350 d.C.
trovammo impiego nei vigneti e nei campi di carciofi contro le arvicole e le
talpe.
In Arabia, in
Inghilterra e in Svizzera per l'uccisione di un gatto si doveva
pagare
un'ammenda, i gatti bianchi avevano fama di possedere una certa dose di
forza magica (in Finlandia, ancora oggi, i gatti bianchi vengono trattati
con
particolare
riguardo).
Nel 936
da Howell il Buono, principe del Galles
meridionale, venne emanata la
prima legge in difesa degli animali domestici. A
quei tempi dovevamo essere
custoditi con cura e per essere un bravo cacciatore
dovevamo avere:
<<occhi chiari, udito acuto, denti privi di difetti, coda dritta
e unghie taglienti come rasoi>>.
Nel 590 salì
al soglio pontificio un grande
amico di noi gatti, Gregorio I Magno, la
leggenda ci tramanda che egli fosse
solito portare nascosto nelle ampie
maniche del suo abito un gattino e fu
proprio lui a consentire che i gatti
potessero essere tenuti come unico animale
domestico nei
monasteri.
Ma nel
Medioevo si era alla ricerca di immagini
inquietanti e demoniache e anche
noi gatti ci ritrovammo sotto il tiro del
potere
pontificio.
Fummo
torturati, messi al rogo e considerati strumenti del
demonio,
ahimè!
Fu solo
dopo la Guerra dei Trent'anni che cessarono le
persecuzioni più
gravi.
Non
fummo né amati né odiati e diventammo animali
domestici semiliberi e
"senza valore".
Un certo
alone soprannaturale ci è
rimasto addosso anche oggi, sotto
forma, più che altro, di superstizione.
Con l'inizio del XIX siamo
stati muse ispiratrici per artisti e scrittori. e
così, da pazienti animali
legati alla casa, diventammo dei veri e propri
compagni con il quale l'uomo condivide i propri
sentimenti.
(Liberamente tratto da
"Conoscere il gatto" 1989 Armando Curcio Editore).